Mancano gli ispettori, la valutazione delle scuole non decolla

Doveva rappresentare la prima grande “operazione trasparenza” ad ampio raggio della scuola italiana, a vantaggio di famiglie e studenti

di Claudio Tucci

 

Ma utile anche a insegnanti e presidi, per migliorare, laddove se ne fosse rilevato il bisogno, la qualità dell’offerta formativa. Eppure, dal 2011, anno di nascita del «Sistema nazionale di valutazione», divenuto operativo con il Dpr 80 del 2013, siamo ancora ai passi iniziali. Se fosse una gara di «Formula 1» potremmo dire di essere ancora al giro di prova, vale a dire, di fatto, al primo step, il rapporto di autovalutazione.

Tuttavia, la valutazione “esterna”, quella cioè chiamata a “fare le pulci” a quanto dichiarato da ciascun istituto, a mitigare l’eventuale autoreferenzialità, e più in generale, ad analizzare il funzionamento complessivo della scuola, ha riguardato “all’esordio”, ottobre 2016-maggio 2017, appena 375 istituti; e da ottobre a dicembre, ne interesserà addirittura meno, 220. Un numero ancora troppo basso. Considerando il fatto che, oggi, gli istituti scolastici in Italia sono 8mila, significa che un’analisi oggettiva della qualità reale del plesso, è stata condotta, il primo anno, solo nel 4,6% delle scuole totali; e quest’anno lo sarà in un misero 2,75% (a questi ritmi ogni istituto verrà “visitato” dal nucleo esterno ogni 20/25 anni – le direttive ministeriali parlavano invece di un “check” annuale che coinvolgesse fino al 10% delle scuole, e un percorso valutativo “completo” nell’arco di un triennio).

Ma cosa sta frenando il decollo definitivo del «Sistema nazionale di valutazione», che come si ricorderà è composto da tre gambe, Invalsi, Indire, ispettori ministeriali? La risposta arriva dalla ricerca condotta dall’associazione TreeLLLe, guidata da Attilio Oliva, che viene presentata questa mattina al ministero dell’Istruzione, davanti alla titolare, Valeria Fedeli, e al capo di gabinetto, Sabrina Bono.

A essere indietro è la terza gamba del sistema, quella degli ispettori ministeriali: a fronte di un organico (sulla carta) di 191 profili, attualmente se ne contano 56 a tempo indeterminato più 68, a termine, con contratti triennali, per una spesa complessiva di appena 7 milioni di euro. Una inezia tenendo conto che ogni anno il Miur spende circa 50 miliardi per l’intero settore istruzione. Il nostro Paese, nonostante i passi avanti negli ultimi tre anni (anche grazie alla legge 107), si conferma indietro nel confronto internazionale: in Inghilterra, per esempio, evidenzia la ricerca, curata da tre studiosi di scuola, Giorgio Allulli, Antonino Petrolino, Jaap Scheerens, dell’università di Twente, Paesi Bassi, conta 160 ispettori a tempo pieno, più 1.600 part-time, ed è dotata di un Ispettorato autonomo e indipendente. Come, pure, i Paesi Bassi, qui gli ispettori sono 480; o la Repubblica Ceca, 275 ispettori, più 67 “auditors”. Tutti e tre questi Paesi investono più del nostro nella valutazione, rispettivamente 44 milioni, 64 milioni, 12,2 milioni, con visite che si svolgono nell’arco di 4/5 giorni, interessando tutti professori, famiglie, studenti.

Il ritardo italiano sulla valutazione esterna penalizza soprattutto genitori e alunni: «Ecco perchè TreeLLLe propone di costituire un Ispettorato, interno al ministero dell’Istruzione, ma dotato di forte autonomia, così come esiste in tantissimi Stati stranieri – spiega Attilio Oliva -. L’obiettivo è assicurare la qualità di tutte le scuole, statali e non, a garanzia delle famiglie. I costi? Sono davvero irrisori: il nuovo Ispettorato avrebbe infatti bisogno di circa 400 ispettori, per una spesa di 50 milioni». «Quello dei dirigenti tecnici, i cosiddetti ispettori, è un tema rilevante, anche per questo c’è stato un primo impegno per incrementarne i numeri – sottolinea la ministra, Valeria Fedeli -. Non dobbiamo dimenticare, tuttavia, che proprio l’introduzione di strumenti come il rapporto di autovaluazione ha consentito al ministero di avere un flusso importantissimo di informazioni sulla capacità delle scuole di innovare e innovarsi. In questo senso i dirigenti tecnici rappresentano non solo un pezzo del sistema di valutazione, ma personale a supporto dell’attività di miglioramento delle scuole».

Il valore aggiunto di un rapido decollo del «Sistema nazionale di valutazione» è evidente: si potrà conoscere, in modo oggettivo, tutto della singola scuola, dalla qualità dell’offerta didattica, al tasso di assenteismo dei professori, a eventuali “diplomifici” da chiudere, nel caso di verifiche in istituti paritari (se decollerà l’Ispettorato). «Il modello italiano di valutazione delle scuole non prevede infatti premi e sanzioni – ricorda Damiano Previtali, a capo dell’ufficio Valutazione del Sistema nazionale di istruzione e formazione del Miur – . Si punta piuttosto su un processo di autoanalisi e predisposizione di piani di miglioramento condotto dagli stessi istituti che in questo modo sono protagonisti del loro miglioramento come è necessario nei sistemi caratterizzati da autonomia e responsabilità».

L’appello a rafforzare il servizio ispettivo è condiviso dalla presidente dell’Invalsi, Annamaria Ajello: «È fondamentale accrescere il numero dei dirigenti tecnici, soprattutto ora che si sono di molto articolate le loro funzioni: non più solo interventi per le “patologie” della scuola, le vere e proprie ispezioni, ma interventi svolti in team nelle valutazioni esterne – spiega -. Va anche detto che le analisi in corso delle valutazioni esterne confermano i giudizi autovalutativi delle scuole o si discostano di un livello (vanno da 1 a 7). Peraltro, le visite sono ben accettate, tanto che gli istituti limitrofi spesso chiedono ai team di andare anche da loro».

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Fonte dell’artico: IlSole24Ore




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