Il piano annuale delle attività collegiali: chi lo decide?

Il piano annuale delle attività collegiali: chi lo decide?

Il piano annuale delle attività collegiali viene predisposto dal dirigente scolastico ed è deliberato dal collegio dei docenti

La pianificazione delle attività collegiali annuali funzionali alle attività di insegnamento impegna i dirigenti scolastici nella fase di avvio del nuovo anno scolastico. Come sappiamo, si tratta di una questione tuttora controversa, rispetto alla quale si sono registrate posizioni molto diverse che richiamiamo solo brevemente in questo articolo.

La prima posizione, che possiamo definire “collegiale – negoziale”, fa riferimento al comma 4 dell’articolo 28 del CCNL 2007, confermato dal CCNL 2018, per cui il piano annuale delle attività collegiali viene predisposto dal dirigente scolastico sulla base delle eventuali proposte degli organi collegiali ed è deliberato dal collegio dei docenti nel quadro della programmazione dell’azione educativa e didattica.

La seconda posizione, che possiamo definire “decisionista – unilaterale”, fa riferimento al D.Lgs. 150/2009, per cui la predisposizione del piano annuale delle attività collegiali rientrerebbe nelle prerogative esclusive del dirigente scolastico, in quanto funzione organizzativa (c.d. atti di micro organizzazione) che articola le attività sulla base dei bisogni della scuola e secondo criteri di efficacia e di efficienza delle stesse.
Senza addentrarci nel merito delle posizioni richiamate, certamente indicative di prospettive culturali e visioni profondamente differenti della dirigenza scolastica, in questa sede valutiamo rilevante spostare l’attenzione dei colleghi dalla questione “chi decide il piano annuale delle attività collegiali”, alla questione “come predisporre un piano strategico funzionale al miglioramento della scuola”. Riteniamo, infatti, che solo spostando l’attenzione dalle questioni di competenza o di potere (a seconda delle letture) alle questioni di contenuto sia possibile comprendere come le prime, in realtà, rappresentino un falso problema.

Nel piano annuale delle attività collegiali, difatti, trovano necessaria sintesi sia le esigenze organizzative legati alla definizione, approvazione e attuazione del PTOF e alla definizione del nuovo ciclo del miglioramento della scuola, nell’ambito degli organi competenti (NIV, CDD, CDI), sia i vincoli procedurali posti dal processo stesso di pianificazione strategica che impone logiche e coerenze tra le scelte operate a più livelli, di cui il dirigente si fa garante, non solo in quanto titolare di autonomi poteri di organizzazione e di gestione delle risorse umane, ma anche nella sua veste di responsabile della qualità della stessa offerta formativa, dell’attuazione della strategia di miglioramento della scuola e del monitoraggio delle azioni previste.

Un piano delle attività collegiali, dunque, potrà realisticamente essere strategico e funzionale al miglioramento delle pratiche educative e organizzative e degli esiti della scuola solo nella misura in cui risulterà dalla sintesi delle scelte e delle esigenze dei principali attori professionali coinvolti direttamente nei processi chiave del ciclo di miglioramento, in momenti collegiali sistematici e attraverso azioni professionali determinanti, articolate secondo una logica temporale strategica. Nei passaggi che seguono suggeriamo alcune azioni che impegnano docenti e dirigenti – evidentemente senza conflitti di competenza ma in situazioni di stretta interdipendenza – nei diversi momenti collegiali della vita scolastica: all’inizio, durante e al termine delle lezioni.

All’inizio dell’anno scolastico: la rilettura collegiale degli esiti – risultati di apprendimento, risultati prova nazionale, risultati a distanza – e la definizione del nuovo ciclo di pianificazione dell’OF (NIV per la predisposizione del PdM legato al nuovo triennio e per la redazione del documento di rendicontazione sociale; dipartimenti disciplinari per la condivisione di linee di progettazione didattica e modalità di valutazione comuni e coerenti con il curricolo della scuola; gruppi di lavoro e commissioni per la definizione dei piani operativi delle attività previste nel PTOF, collegi plenari di ratifica, primi consigli per l’analisi della situazione degli alunni e per la progettazione didattica di classe).

In corso d’anno: il monitoraggio delle attività e delle azioni per l’eventuale riorientamento delle scelte (consigli di classe tecnici e con la rappresentanza dei genitori e degli studenti per la verifica degli apprendimenti, per la revisione delle scelte metodologiche e didattiche e per la previsione di iniziative di recupero in itinere; dipartimenti per la predisposizioni di prove comuni e per momenti formativi di confronto metodologico e scambio di buone pratiche; NIV per il monitoraggio del PdM; collegi per la verifica dell’andamento complessivo della pianificazione dell’OF, per l’analisi di situazioni critiche specifiche e per l’adozione iniziative di recupero e sviluppo mirate).

Al termine delle lezioni: la valutazione degli esiti e i bilanci finali (consigli di classe tecnici e con la rappresentanza dei genitori e degli studenti per la verifica sommativa degli esiti di apprendimento e la definizione di “piani di rientro” per gli studenti; dipartimenti per un confronto su esiti e scelte per il miglioramento in vista del nuovo anno; NIV per una sintesi dei dati di monitoraggio da condividere nel collegio finale in vista nel nuovo ciclo di pianificazione a più livelli).

Fonte della’articolo: CISL Scuola

ProfessioneDocente

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