La formazione dei docenti per migliorare processi ed esiti: quale modello

La formazione dei docenti per migliorare processi ed esiti: quale modello

Breve riflessione sulle principali caratteristiche di un modello formativo efficace e sulla pianificazione di percorsi significativi per l’impatto che possono avere sui processi educativi

Ritorniamo sul tema della formazione dei docenti – leva strategica fondamentale per migliorare le pratiche educative e didattiche e per promuovere la crescita della comunità professionale – sollecitando una breve riflessione sulle principali caratteristiche di un modello formativo efficace e sulla pianificazione di percorsi significativi per l’impatto che possono avere sui processi educativi, per gli scenari operativi che possono aprire e per gli esiti che possono produrre in termini di apprendimenti, partecipazione, motivazione.


Come accade per la formazione dei discenti, anche per la formazione degli insegnanti l’efficacia di un percorso dipende molto dalla sua rispondenza ai bisogni formativi espressi – o ancora meglio a quelli latenti e inconsapevoli dei destinatari – e dal modello di riferimento corrispondente che lo ispira e lo caratterizza, qualificandolo.
Un modello prettamente frontale – trasmissivo, ad esempio, certamente più adatto ad un pubblico vasto (è il caso delle esperienze formative promosse dalle scuole polo), probabilmente solleciterà la riflessione e il confronto su questioni tecniche, importanti ma generali, e punterà all’acquisizione di nuove conoscenze e sistemi teorici di natura pedagogica e didattica. Possono essere ricondotti a questa prima tipologia i corsi di formazione articolati per tematiche affrontate molto spesso in presenza da relatori che si alternano.


Un approccio di tipo interazionista-costruttivista, invece, adeguato per platee ridotte, per piccoli gruppi di discenti, al contrario, non punta alla sola conoscenza dei sistemi teorici, limitata magari ad un incontro iniziale di richiamo e di lancio della tematica (le coordinate metodologiche di apertura), ma promuove piuttosto il confronto tra i discenti sui possibili scenari operativi e stimola la circolarità delle esperienze; inoltre impegna attivamente e per piccoli gruppi nella traduzione dei sistemi teorici in pratiche concrete, attraverso percorsi di ricerca e sperimentazione, di scambio reciproco e apprendimento tra pari, nella prospettiva della costruzione di una comunità di apprendimento attiva e vitale.


Ispirandoci soprattutto ad un modello di questo tipo, pensiamo ad un percorso formativo che possa rispondere sia alle esigenze del grande gruppo (l’intero collegio dei docenti, ad esempio) di aggiornare i sistemi teorici ai cambiamenti in atto e di condividere coordinate teoriche fondamentali, sia a quelle del piccolo gruppo (il gruppo dei docenti innovatori, ad esempio) di sperimentare pratiche, risorse e strumenti nuovi. Suggeriamo un percorso laboratoriale articolato in tre momenti essenziali: una fase iniziale di apertura metodologica, destinata al grande gruppo, in un setting di tipo frontale-trasmissivo (presentazione di modelli, risorse e strumenti per la progettazione, per la didattica, per la valutazione); una fase intermedia destinata al piccolo gruppo dei docenti innovatori, impegnati a “mettere le mani in pasta”, nella progettazione e nella costruzione di strumenti, nella sperimentazione in classe e nella documentazione dei processi attivati e dei risultati raggiunti; una fase finale destinata nuovamente al grande gruppo, per la condivisione dell’esperienza, la disseminazione delle buone pratiche agite e documentate, la riattivazione del ciclo con nuove reclute.

Fonte dell’articolo: CISL Scuola

ProfessioneDocente

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