Oltre il 70% dei docenti contrario a riaprire scuole e università

Oltre il 70% dei docenti contrario a riaprire scuole e università

Il sondaggio di inapp. per il 90% serve formazione ad hoc

di Emanuela Micucci

Ben il 70,4% degli insegnati italiani, dal nido all’università, è contrario a ritornare a scuola fino a quando l’emergenza sanitaria da Covid-19 non sarà finita. Lo rivela l’indagine «La scuola in transizione: la prospettiva del corpo docente in tempo di Covid-19», condotta dall’Inapp (istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche) a cui hanno partecipato 816 insegnati delle scuole di ogni ordine e grado, delle università e dell’Afam, pubbliche, paritarie e private, e che si inserisce in uno studio più ampio su «Il lavoro di uomini e donne in tempo di Covid: una prospettiva di genere» (www.inapp.org).

Due docenti su 3 del campione sono favorevoli alla chiusure di scuole e università fino «a emergenza sanitaria rientrata». Ciò che è necessario è per l’82,4% degli insegnati avere uno standard unico per la didattica a distanza (Dad) con relativa formazione specifica dei docenti per ben il 91,2%. Gli insegnanti, poi, promuovono la Dad. Tanto che il 73,6% è pronto a continuare a usare la tecnologia anche nella didattica in presenza. Mentre il 46,5% vorrebbe proseguire a utilizzarla per attività come i colloqui con studenti, con genitori, i consigli di classe. Non solo. Dad promossa «come una giusta soluzione per fronteggiare il problema della pandemia», spiega Sebastiano Fadda, presidente dell’Inapp. «In pratica il sistema dell’istruzione, trovandosi nella burrasca del mare aperto dell’emergenza sanitaria, ha utilizzato la “scialuppa” della didattica a distanza per rientrare in un porto sicuro con tutto il proprio carico di lavoratori e studenti».

A remare contro gli organici insufficienti, l’inadeguata dotazione strumentale, la scarsa padronanza dell’utilizzo dell’Ict da parte di docenti, con la maggior presenza di over 50 fra i Paesi Ocse (il 59% dalla primaria alle superiori) e con la percentuale più bassa di insegnati tra i 25 e i 34 anni (0,5%). Il 58,5%, però, pensa che la Dad abbia svecchiato la didattica e accorciato il digital divide nel corpo docente, il 52,2% riconosce che con la Dad alcuni studenti più isolati o taciturni o poco motivati si sono rivelati più partecipativi e coinvolti e il 32,1% che i propri alunni sono stati più solidale e collaborativi fra loro e più responsabili e solleciti con l’insegnante.

Tuttavia, per il 30,2% gli studenti devono svolgere attività di recupero. Il carico di lavoro in Dad rispetto alla didattica tradizionale,poi, è diminuito per i docenti nei nidi, invariato per chi insegna in università ed aumentato negli altri ordini di scuola. Soprattutto alla primaria e alle medie per effetto della limitata autonomia degli allievi e della necessità di efficacia nella didattica.

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