La Commissione Europea ha avviato una procedura di infrazione contro lo Stato italiano (INFR 2024-2277). Al centro della contestazione c’è il mancato rispetto della Direttiva 1999/70/CE, che vieta le discriminazioni tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato e obbliga gli Stati membri a prevenire l’abuso dei contratti a termine.
Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale di Anief, una soluzione concreta esiste ed è il doppio canale di reclutamento. In pratica, dopo 36 mesi di contratti a tempo determinato – anche non continuativi – lo Stato dovrebbe essere obbligato a stabilizzare il lavoratore.
Il meccanismo è semplice: da un lato si assumono i giovani laureati che vincono i concorsi pubblici, dall’altro si stabilizzano i docenti e il personale precario che da almeno tre anni, spesso anche di più, garantiscono il funzionamento della scuola con le supplenze.
Uno dei punti principali sollevati dall’Unione Europea riguarda ancora una volta l’esclusione dei precari della scuola dagli scatti stipendiali legati all’anzianità di servizio, riconosciuti invece al personale di ruolo. Si tratta di una disparità che coinvolge circa 300 mila lavoratrici e lavoratori solo in Italia.
Poiché il Governo italiano non ha rispettato i tempi fissati per adeguarsi al diritto europeo, il sindacato Anief ha deciso di avviare una class action gratuita rivolta a tutto il personale scolastico a tempo determinato. L’azione legale ha l’obiettivo di ottenere:
- il riconoscimento completo dell’anzianità di servizio maturata;
- l’estensione degli aumenti stipendiali anche ai contratti a termine;
- il recupero delle somme non corrisposte;
- il risarcimento per l’abuso nella reiterazione dei contratti a tempo determinato.
Il principio di non discriminazione non può accettare che la precarietà del contratto comporti una riduzione stabile dei diritti economici. Su questo tema Anief continuerà le proprie iniziative, affinché il lavoro svolto venga riconosciuto allo stesso modo, indipendentemente dal tipo di contratto.
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