Sindacati-Miur, intesa concorsi precari

Sindacati-Miur, intesa concorsi precari

Insieme al concorso ordinario, una prova speciale per chi ha già insegnato tre anni. Niente PAS

di Gianna Fregonara

Una sola prova a crocette, una serie di quiz a risposta multipla. Poi un anno in cattedra in prova ed un esame finale preparando una lezione simulata: così 24 mila supplenti diventeranno professori di ruolo. Devono aver, in passato, insegnato per almeno tre anni pur non avendo i requisiti di abilitazione in una scuola statale.

L’accordo

E’ l’accordo trovato ieri sera tra il ministro Lorenzo Fioramonti e i sindacati che verrà trasformato in un decreto legge che, forse già giovedì, arriverà in consiglio dei ministri: si tratta del primo atto ufficiale per poter far partire tre concorsi per assumere ben 65 mila insegnanti. Grazie alla soluzione semplificata trovata per i precari, potrà essere bandito anche il concorso ordinario, aperto ai neolaureati per altri 24-25 mila posti: un concorso vero con prova preselettiva, scritto e orale. Lunedì intanto il consiglio dei ministri nella nota al Def ha annunciato anche che ci sarà l’atteso concorso per maestri e maestre di materne ed elementari entro la fine dell’anno per circa 17 mila posti.

Gli idonei

Difficile dire se il concorso straordinario che sblocca la questione dei precari sarà l’ultimo facilitato per sanare situazioni di fatto. Lo si era pensato già tre anni fa con il concorso-sanatoria del 2016. Gli aspiranti prof che potranno accedere a questa prova a quiz sono circa 55 mila. E nell’accordo, oltre ai vincitori si fa spazio ad una nuova categoria di supplenti di serie A: si prevede infatti che chi avrà comunque avuto il punteggio minimo di 7/10 anche se non rientra nei 24 mila da assumere, potrà ottenere l’abilitazione con un anno di insegnamento (serve un contratto annuale) e un corso universitario a spese dello Stato. Così potrà finire nelle graduatorie di seconda fascia e chissà se in futuro potrà beneficiare di un altro concorso ad hoc. Molto dipenderà dai posti disponibili, dall’emergenza supplenti che quest’anno ha raggiunto livelli impensabili nelle regioni del Nord. Per contribuire a ridistribuire gli insegnati nelle regioni dove servono, nell’accordo è prevista la possibilità per i vincitori dei concorsi del 2016 e del 2018 di cambiare provincia.

Tfa o Pas?

Resta esclusa dall’accordo la questione di come riordinare l’accesso alla professione, così come il destino degli insegnanti delle paritarie: sarà trattata in un disegno di legge a parte da approvare insieme alla legge di Bilancio «al fine – si legge nella nota al Def – di garantire una maggior funzionalità e qualità del sistema nazionale di istruzione e formazione»: l’ipotesi più probabile è che si rimodulino i tirocini formativi attivi (Tfa), un anno di studio universitario e attività in classe dopo aver passato una selezione iniziale, anche se i sindacati premono per continuare anche con i Pas, percorsi speciali molto meno selettivi. Sarà comunque una nuova partita.

Diplomati magistrali

Così come si discuterà a parte, a cominciare dai prossimi giorni, del destino delle maestre senza laurea, che erano state messe in cattedra provvisoriamente e che invece ora rischiano di perdere il posto perché il Consiglio di Stato ha stabilito che senza laurea non di può più insegnare: i sindacati sperano in una soluzione giuridica. «E’ una buona intesa, che apre un cammino positivo che ci permetterà di strutturare anche altri interventi per migliorare la scuola, a partire dalla valorizzazione degli insegnanti», ha commentato Maddalena Gissi della Cisl.

Il decreto

I dettagli di questa maxi-tornata di concorsi saranno contenuti nel decreto legge. Difficile però che, anche se il ministro ha promesso che i bandi ci sarnano entro la fine dell’anno, i professori del concorso ordinario possano essere in cattedra già l’anno prossimo. Ci saranno comunque, lo ha spiegato ieri sera il ministro Fioramonti «almeno 24 mila nuovi prof del concorso straordinario».

Accordo siglato

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