2 Febbraio 2023

Tra poche ore il nuovo Governo?

Nelle prossime ore conosceremo la composizione del nuovo Governo

Potrebbe aver luogo oggi pomeriggio, come ci dicono i notiziari della serata mentre vengono stese queste note, l’incontro al Quirinale nel quale i leader di Lega e M5S sottoporranno al Capo dello Stato la proposta condivisa di un possibile Presidente del Consiglio “terzo”, il cui profilo sarebbe non tecnico, ma pienamente politico.
Sono trascorsi più di settanta giorni dalle elezioni del 4 marzo; gli equilibri scaturiti dal voto, non avendo ottenuto nessuna forza politica, né alcuna coalizione, il numero di seggi necessario per poter governare in autonomia, si sono rivelati quanto mai incerti ed è senza precedenti la girandola di ipotesi che via via hanno disegnato i diversi tentativi di dar vita a una possibile maggioranza. L’ultima di queste ipotesi, quando ormai sembrava inevitabile un ritorno più o meno immediato alle urne, vede insieme due forze sicuramente premiate in modo significativo dall’elettorato, ma su versanti talmente diversi da far considerare ai più tutt’altro che scontata una loro possibile convergenza: il fatto che il principale alleato della Lega nella coalizione di centro destra sia stato in campagna elettorale e si dichiari tuttora uno dei più accaniti avversari del Movimento 5S (e viceversa), contribuisce a rendere in qualche modo paradossale la situazione che si è determinata e che, come si diceva all’inizio, potrebbe consegnarci a breve, dopo lunga attesa, il nuovo Governo.
In questo scenario, che possiamo definire del tutto inedito essendo saltati schemi consueti e per decenni consolidati della nostra dialettica politica, difficile prevedere quale sarà la squadra di governo da sottoporre al vaglio delle Camere e quali le linee di indirizzo che ne orienteranno l’azione. Davvero molto poco quello che al momento si può cogliere in termini di contenuto politico, salva la riproposizione – necessariamente generica – di alcuni temi “bandiera” (pensioni e reddito di cittadinanza) destinati a marcare in modo bilanciato la visibilità dei due attori del “contratto” di governo.
Probabilmente qualche elemento ulteriore, per una più compiuta valutazione, lo si avrà nei prossimi giorni: inutile dire che per la scuola – addirittura ignorata nelle “indiscrezioni” sui possibili ministri, e non sappiamo se trarne sollievo o qualche preoccupazione – non sono poche le emergenze a cui sarebbe indispensabile mettere mano con urgenza. La questione dei docenti diplomati, tanto per citare un tema caldissimo, è una di queste, su cui va assolutamente trovata una soluzione equa, dignitosa e rispettosa di tutti di diritti e i legittimi interessi che sono in gioco in una vicenda nella quale emergono con tutta evidenza i danni prodotti dalla pretesa di sostituire all’azione sindacale il contenzioso giuridico. Parliamo di un interesse che non è solo quello delle persone direttamente coinvolte, quelle che vedono a rischio il loro posto di lavoro o quelle, che viceversa lo rivendicano, chiedendo di dare corso a ciò che la giustizia amministrativa ha sancito, o quelle ancora – come i laureati in SFP – che chiedono di vedere adeguatamente riconosciuta la qualità e la consistenza dei loro percorsi formativi: c’è anche, e non è secondario, l’interesse della scuola ad un regolare e ordinato avvio delle attività del prossimo anno scolastico.
Un secondo tema riguarda, più in generale, le scelte da fare subito in campo economico finanziario perché si creino le condizioni per andare, nel 2019, al “nuovo rinnovo” del contratto di lavoro.
Ci fermiamo qui, perché l’elenco potrebbe continuare: vediamo se già oggi ci sarà dato qualche elemento in più su cui riflettere, ragionare, valutare.

Fonte del’articolo: Cisl Scuola



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